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Danza e Arte: gli umanoidi di Gianni Zara e Luca Motta protagonisti di Other Bodies

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Ph. Francesco Tadini

Ieri 31 luglio 2015 si è svolto il finissage della Mostra Personale Metaborg di Gianni Zara e Luca Motta a cura di Francesco Tadini, Melina Scalise, Caterina Seri.

Federicapaola Capecchi ha replicato Other Bodies, studio coreografico appositamente creato per i Metaborg.

Come spesso, ogni studio non replica mai uguale a sé stesso, ma si evolve, toglie, aggiunge, muta, cresce, affina, sottolinea.

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Other Bodies. Ph Francesco Tadini

Disegnavano entrambi, umanoidi e coreografa, nell’aria, con la voce, col corpo del pubblico; erano incisivi e si perdevano, consapevoli, nello spazio. Linee vuote o piene, un richiamo continuo ad una sensibilità percettiva, che in quella raffinata semplicità di scultura e d’arte, invita all’osservazione e conoscenza di forme che – imprevedibile e bizzarro per i materiali Metaborg – occupano spazi e volumi ariosi.

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Other Bodies Ph. Franceso Tadini

Ieri sera a Spazio Tadini Other Bodies ha portato a fondo una reale interazione con la nuova generazione di umanoidi; una storia raccontata insieme, tra parti meccaniche, anima, carne e rischio.

Come il “rischio di vivere” che trovate nel testo di Francesco Tadini per i Metaborg, scritto con sua tipica dirompente e affascinante maestria e finezza di pensiero, che vi consigliamo di leggere. E ri leggere. QUI.

Le foto in questo articolo sono di Francesco Tadini. PH ©Francesco Tadini – It is absolutely forbidden to lend, hire out, sell any picture, as well as its transfer to any media.

Non posso parlare di me. Come giusto e ovvio. E per questo mi introduco in chiusura articolo.

Ma del testo per i Metaborg di Francesco Tadini, curatore, e delle foto del mio lavoro, che ci regala, due cose le vorrei dire.

Il testo: pensiero e parole di una persona, mente, sensibilità più uniche che rare, di una esperienza, proprietà di linguaggio, conoscenza, capacità di analisi e pensiero, di visione e di sfida dinanzi alle quali non si può che rimanerne affascinati, debitori e indubitabilmente nuovamente istruiti, curiosi ancor più, e arricchiti.

Sarebbe bello avere una mente e un curatore così per la danza, il teatro.

Le fotografie … Da anni fotografa i miei lavori, da anni osservo e mi godo uno sguardo decisamente oltre sulla scena e il movimento e la danza. Anche in un pezzo come questo, con passaggi a tratti velocissimi, guarda e coglie ogni singola intenzione. Oltre! Perché fotografare il corpo e la danza non è (come molti sostengono) il cogliere l’attimo preciso, atletico o estetico, ma è avere occhio e sguardo per il segno, il gesto … il senso! La foto di danza deve raccontare la danza stessa, la forza del corpo e del gesto in sé (decontestualizzato da drammaturgia, regia…che ovviamente la fotografia non ha spazio, tempo e modo di restituire). Fotografare la danza è forse complesso, più di altri soggetti e situazioni, perché, come la danza stessa, ha a che fare con l’imprevedibile. Dinanzi al corpo di un danzatore, a uno spettacolo di danza, il presente non ha forma, c’è solo movimento, nulla è statico, né sicuro, né sotto controllo. Dobbiamo fare i conti con il passato, mentre progettiamo il futuro. E il presente è semplicemente lì, un attimo da cogliere in profondità. Francesco Tadini ha questa profondità, anche nella fotografia.” Federicapaola Capecchi

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